I vampiri, come
tramandato dalla tradizione, sono morti che tornano dalla tomba
per succhiare ai viventi l'essenza vitale (preferibilmente il
sangue). Il termine vampiro ha origine slava: riconducibile alla
radice -pi,
mago, stregone, e al verbo lituano
wempti,
bere, succhiare. Chiamati
vampir
in Serbia e Bulgaria,
upiór in Polonia,
upir
in Russia, si distinguono non solo per i nomi, ma anche per
caratteristiche e
modus operandi e, per
lungo tempo, sono stati considerati tutt'altro che un parto
fantastico di leggende perse nel tempo.
Le origini dei
vampiri sono antiche quanto il mondo stesso: non sono pochi,
infatti, i ritrovamenti archeologici che indicano quanto antica
fosse la paura del vampirismo. Ad esempio, in molte necropoli
preistoriche sono stati rinvenuti resti con pietre piantate sul
corpo probabilmente per impedire al morto di tornare dall'aldilà. Il
più antico testo vampirico di cui si è a conoscenza è, poi, una
tavoletta babilonese conservata al British Museum su cui è incisa
una formula magica che serve a proteggere dai demoni succhia sangue,
gli etimmé.
Nella
tradizione ebrea antica è poi presente l'aluka (succhiasangue),
un essere che assale i viandanti che si sono persi nel deserto: non
a caso tra i precetti della Torah c'è anche il divieto di bere il
sangue, veicolo dell'essenza vitale degli esseri viventi,
probabilmente ricordo delle antiche paure vampiriche. La stessa
figura biblica di Lilith, che riprende il demone assiro di lilitu,
era un demone di genere succubus (la versione femminile degli
incubus, demoni dalla forma spettrale piuttosto che
corporea). Prima e malvagia moglie di Adamo, Lilith è ritenuta nella
tradizione ebraica la madre di tutti i vampiri: come tutte le
succubi, è golosa di seme umano e per questo entra di notte nel
letto degli uomini per prosciugarli della loro forza vitale. Da
Lilith discendono anche le lilin, che succhiano il sangue dei
bambini. Secondo la tradizione, se un bambino sorride nel sonno
durante la notte del sabato ebraico, si dice che sta giocando con
Lilith: per salvarlo, gli si strofina il naso per tre volte e si
dice la frase augurale: Adamo, Eva, fuori Lilith!.
Anche greci e
romani avevano una loro mitologia vampirica, perlopiù rappresentata
da vampiri di sesso femminile, che si unisce con una certa
tradizione sciamanica europea. La lamia, ad esempio, regina
dei succubi, è una sorta di strega, che a volte appare in forma di
bella fanciulla, a volte come vecchia donna, a volte anche con
sembianze animali, preferibilmente un serpente con la testa di
donna. Nella Roma antica, poi, si aggiunge anche la stix,
diretta antenata delle strie italiane e degli strigoi
rumeni. La Stix, dalla forma d'uccello rapace ed assetata di sangue,
che beveva con un lungo e affilato becco, viene così descritta da
Ovidio:
- Si dice che strazino i fanciulli ancora lattanti
- e pieno di sangue tracannato abbiano il gozzo
- Hanno nome di strigi: causa del nome
- è che sogliono di notte orribilmente stridere
Altra letale
fanciulla era l'empusa, che per una particolare malia, appare
come una splendida fanciulla, quando in realtà nasconde mostruose e
ripugnanti fattezze (ha un piede di bronzo ed uno di sterco
d'asina). Come le mormos, vampire un po' più gradevoli,
erano al servizio di Ecate, dea della notte, della magia nera e
protettrice delle streghe.
Così la
descrive James Robinson nella miniserie Vertigo Witchcraft:
- Ecate. Regina delle tenebre. Regina della notte. Colei
che ha tre corpi e tre teste. Vergine, madre e vecchia. Cielo,
terra e inferno. Artemide, Diana e Proserpina. Colei che non ha
nome. Regina dei fantasmi.
- Regina delle streghe.
E arriviamo al
primo racconto sui vampiri: Filostrato
riporta nella Vita di Apollonio di Tiana la storia del
giovane Menippo che salva il suo maestro Apollonio dalle terribili
trame di una empusa, utilizzando una lingua sciolta e tanta
fantasia.
Testimonianze
ancora più importanti sui non-morti dell'antica Roma ci pervengono
dal resoconto di un certo Flegone Tralliano,
liberto dell'imperatore Adriano, che narra la vicenda di Philinnio
(che fu ripresa, in poesia, da Goethe -
leggi on-line la traduzione di Benedetto Croce -, che
l'ambienta a Corinto e che fu probabile fonte del racconto
Arria Marcella di Théophile Gautier),
giovane morta che ritorna, con il consenso degli dei, per amore di
un giovane, Machate. La giovane viene scoperta dai genitori, e
questo incontro la riporta alla morte, sembra definitivamente; ma la
popolazione si rivolge al saggio Ryllus che
-
ordinò loro che per nessuna ragione
permettessero che il corpo di Philinnio fosse ricollocato
nel sepolcro, ma si assicurassero che fosse immediatamente
incenerito in un luogo lontano, fuori dalle mura della
città.
Fonte wikipedia